La crisi prima della tempesta
Al di là dei fattori scandalosi o scandalistici che hanno provocato la crisi di vertice della Lega nord, può essere di qualche interesse esaminare le radici politiche di questa crisi, che preesistevano agli avvenimenti più recenti serviti da detonatore per una resa dei conti interna che si preannuncia assai aspra. La Lega ha esercitato una importante spinta riformista, soprattutto sul terreno istituzionale, ma anche in altri campi, compresa la riforma del mercato del lavoro e quella della giustizia. Leggi I piani di Maroni per il dopo Bossi non prevedono il triumvirato - Leggi Chissenefrega delle lauree, Bossi è stato ben altro di Giuliano Ferrara - Leggi Il Pd fa l'occhietto a Bobo e s'intesta la moralizzazione
11 AGO 20

Al di là dei fattori scandalosi o scandalistici che hanno provocato la crisi di vertice della Lega nord, può essere di qualche interesse esaminare le radici politiche di questa crisi, che preesistevano agli avvenimenti più recenti serviti da detonatore per una resa dei conti interna che si preannuncia assai aspra. La Lega ha esercitato una importante spinta riformista, soprattutto sul terreno istituzionale, ma anche in altri campi, compresa la riforma del mercato del lavoro e quella della giustizia.
Non è riuscita, però, a rendere questa spinta organica a una visione complessiva della società italiana, anche a causa delle deformazioni propagandistiche derivanti da una lettura identitaria e ancestrale della questione settentrionale, che è invece soprattutto un problema di prospettive nell’integrazione internazionale e in primo luogo europea. Simmetricamente, l’ispirazione liberista dell’alleato berlusconiano non si è saldata con gli obiettivi federalisti e il tentativo di mediazione condotto da Giulio Tremonti, anche per esigenze oggettive, ha finito col creare una prassi schizofrenica di obiettivi federali e di scelte quotidiane fortemente centralistiche. Così le radici della crisi di prospettiva dei due tronconi principali del centrodestra italiano si alimentano a vicenda, paralizzando nei fatti sia il riformismo istituzionale sia il liberismo economico.
Alla comune sconfitta le due formazioni hanno reagito in modo opposto: la Lega associandosi alla protesta contro le misure di rigore del governo tecnico, il Popolo della libertà rivendicandone la continuità con l’impostazione berlusconiana. In realtà ambedue scontano la difficoltà a prendere con razionalità le misure di un potere sovranazionale, delle istituzioni europee e dei mercati, che si è dimostrato prevalente su una politica che non era stata in grado di portare alla realizzazione concreta le diverse aspirazioni dei due partner, che ora ne pagano le conseguenze.